Recensioni
“Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj”
Come salvare la letteratura da se stessa secondo Nicola Lagioia
di Emanuela Cicoira
«Madre di Dio!»
«Cosa ti prende adesso?»
«Sono morto da quasi un secolo».
«Io non ci sono da venticinque anni. Dov’è la differenza?»


Il colosso russo della letteratura di tutti i tempi Lev Nikolaevič Tolstoj, come sapete (spero), si spense diversi decenni fa. Colpa di una polmonite (preso freddo). E della vecchiaia (ottantadue anni). E della moglie (notoriamente insopportabile).

Immagino sappiate anche che l’adolescenza, una volta trascorsa, è trascorsa per sempre… Ok. E siccome succede a tutti, e tra gli altri c’è chi prova a risalire la corrente, chi prende seriamente a lavorare, chi si distrae con la politica eccetera, non dovreste meravigliarvi se qualcuno decide di salvare Tolstoj e di riprendersi l’adolescenza, impresa al centro del romanzo d’esordio di Nicola Lagioia “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi)”, ristampato da minimum fax otto anni dopo la prima pubblicazione.

Tutt’al più ogni tantoma solo ogni tantovi sfiorerà appena il dubbio che il talentuoso autore barese, confermatosi tale coi successivi romanzi “Occidente per principianti” (2004) e “Riportando tutto a casa” (2009), sia vagamente un pazzo furioso: poco male (ritenerlo un genio sarebbe più o meno la stessa cosa…). Perché questo attentatore del grande romanzo ottocentesco, che ha pensato di affittare al mostro sacro di “Guerra e pace” un appartamentino sulla Nomentana, di farselo amico, di sfidarlo a dama, di dirgli senza ritegno che il progetto di Anna Karenina è un po’ passatello (“mio Dio, quest’uomo crede ancora nella letteratura”), oltre a un’ironia invidiabile, ha soprattutto una penna all’altezza dell’idea: quella di un anti-romanzo concettuale e spietato.

Il suo “Tre sistemi” è infatti una specie di variante letteraria e post-moderna di un’opera d’arte di Duchamp, ivi del resto chiamato in causa insieme a tutte le Avanguardie. Parafrasandolo, la si poteva intitolare “Macinino da cliché” o “La letteratura messa a nudo dai pretendenti anche”.

Sfatati in tandem i miti del Novecento, droga e sesso inclusi, un’intelaiatura di trama sopravvive nella storia d’amore dell’io narrante con una certa Giulia, che lo molla e lo riprende a una distanza di tempo fai-da-te (poche settimane, cinque anni, non si sa). Lui ha un passato da eroinomane, ma quando mai, non fatevi venire in mente di credergli. E fra un Tolstoj che beve coca-cola e va alla Feltrinelli a bestemmiare per l’imbarazzante peso della sua Opera Omnia, tra incisi etimologici su parole-chiave, e una serie di esercizi utili alla demolizione dell’arte attraverso la sua totale negazione, affiora ben chiaro l’intento di salvare la letteratura dal continuo confronto con se stessa.

“La ragione pretenderebbe – da decenni – una resa”.

Adesso, se non siete dei lettori della domenica, ma avete letto “quanto basta per rovinarsi la vita e non avere più niente da perdere”, due sono le iniziative che potreste aver voglia di prendere:

1) Recuperare di corsa, adoranti, l’edizione di “Guerra e pace” in sei volumi, di cui il primo giace da sempre sul vostro comodino col segnalibro arenato a pag. 35.

2) Leggere, riconoscenti, “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj” chiedendovi se sia davvero il caso di coinvolgere voi stessi.

TITOLO: Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi)
AUTORE: Nicola Lagioia
CASA EDITRICE: minimum fax 
ANNO: 2009
PRIMA EDIZIONE: 2001
PAGG: 114
PREZZO: € 11
26/3/2010
  
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